Controllo dell'umidità nelle teche museali: conta la stabilità, non il valore assoluto
Quando si parla di conservazione preventiva l'attenzione cade quasi sempre sul valore dell'umidità relativa (UR): 45%, 50%, 55%. Ma per un'opera il pericolo maggiore non è la percentuale in sé, è la sua variazione. Sono gli sbalzi ripetuti, giorno dopo giorno, a generare le tensioni che deformano i legni, sollevano le pellicole pittoriche e innescano la corrosione dei metalli.
Perché la stabilità conta più del numero
Un materiale igroscopico, legno, avorio, pergamena, tela, si dilata quando assorbe umidità e si contrae quando la cede. In una teca soggetta a oscillazioni (l'alternanza notte/giorno, l'apertura delle sale, i cambi di stagione) è proprio questo movimento continuo a produrre, nel tempo, cricche e distacchi. Mantenere l'UR costante, anche a un valore non "perfetto", è quasi sempre più protettivo che inseguire il numero ideale lasciando che ballonzoli.
Assorbire non basta: serve stabilizzare
Qui sta la differenza tra un comune gel di silice e uno stabilizzatore dinamico. Il primo assorbe umidità finché si satura, poi si ferma. Il secondo lavora nei due sensi: assorbe quando l'aria è troppo umida e rilascia quando è troppo secca, riportando l'ambiente al valore impostato. Propadyn Museart si programma tra il 35% e l'80% di UR, con una risoluzione del 3%, e mantiene quel valore anche quando fuori le condizioni cambiano, senza elettricità e senza manutenzione.
Cosa verificare nella tua teca
- Qual è l'ampiezza delle oscillazioni di UR nell'arco delle 24 ore, non solo il valore medio?
- La teca è ben sigillata? Un buon microclima parte da un contenitore a bassa permeabilità.
- Il materiale a contatto con l'opera è chimicamente inerte (Oddy Test)?
- Il dosaggio è calibrato sul volume reale della teca?
Su quest'ultimo punto puoi partire dal calcolatore di dosaggio e poi far validare il risultato da un nostro tecnico.